{"id":533,"date":"2024-12-06T18:39:24","date_gmt":"2024-12-06T18:39:24","guid":{"rendered":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/?p=533"},"modified":"2024-12-06T18:39:26","modified_gmt":"2024-12-06T18:39:26","slug":"comprendere-i-sensi-la-realta-e-i-miti-delle-migrazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/?p=533","title":{"rendered":"Comprendere i sensi, la realt\u00e0 e i miti delle migrazioni"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/valerio-calzolaio\">Valerio Calzolaio<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Considerare una presentazione di ricerche scientifiche come assolutamente\u00a0<em>nuova e definitiva<\/em>\u00a0non depone a favore di chi lo dice o scrive, anche se \u00e8 solo per opportunismo editoriale. Nel retro di copertina di un bel volume recentissimo sulle\u00a0<em>migrazioni<\/em>, opera di un ottimo esperto sociologo olandese, l\u2019offerta di una \u201cprospettiva nuova e definitiva su uno degli argomenti pi\u00f9 divisivi del nostro tempo\u201d coglie nel segno sulle divisioni esistenti ma rischia di essere fuorviante sulla capacit\u00e0 di superarle. Nella vita c\u2019\u00e8 sempre poco di nuovo e definitivo. Per ciascuno di noi \u00e8 abbastanza definitiva la morte, come sappiamo tuttavia, nemmeno la fine dell\u2019esistenza di un singolo individuo di una specie \u00e8 forse del tutto definitiva (abbia o meno contribuito a procreare) e addirittura nemmeno l\u2019estinzione di una singola specie \u00e8 ormai davvero definitiva (per fare un esempio banale, i geni dei<em>\u00a0neanderthal\u00a0<\/em>sono ancora fra noi\u00a0<em>sapiens<\/em>). Anche ci\u00f2 che \u00e8 davvero nuovo, biologicamente e culturalmente, risulta di difficile definizione e prova. Ancor pi\u00f9 rispetto a un fenomeno decisivo per ogni vita, come il migrare; coevoluto con le specie viventi, di ogni sorta; permanente e mutevole per la nostra specie, anche in prospettiva.<\/p>\n<p>Il sottotitolo italiano del volume aggiunge che \u201cla verit\u00e0\u201d potr\u00e0 finalmente oltrepassare le ideologie, ancora una volta esagerando un poco. Non ce ne \u00e8 una di stabile verit\u00e0 scientifica e le ideologie sanno spesso plasmare a (proprio) piacimento dati e fatti parzialmente reali. Resta il fatto che possono essere decisamente consigliati la lettura, lo studio e la propagazione dei contenuti offerti da Hein de Haas, con il suo corposo\u00a0<em>Migrazioni. La verit\u00e0 oltre le ideologie. Dati alla mano<\/em>,<strong>\u00a0<\/strong>traduzione di Michele Martino<strong>,\u00a0<\/strong>Einaudi Torino<strong>\u00a0<\/strong>2024 (orig. estate 2023,\u00a0<em>How Migrations Really Works<\/em>), pag. 608<strong>.\u00a0<\/strong>L\u2019autore si occupa di gran parte dei territori e dei paesi del mondo. Illustra accuratamente lo stato delle conoscenze sul fenomeno migratorio negli ultimi centocinquanta anni, circa. Ed \u00e8 vero quanto scrive di continuo con passione e precisione: strabordano ancor oggi (tristemente) molte confusioni e decine di miti quando si parla dell\u2019umano migrare contemporaneo. Documentarsi meglio sarebbe un\u2019utile accortezza, visto che tutti ci hanno avuto in qualche modo a che fare nella propria vita e tutti dovremo tenerne conto.<\/p>\n<p>Definire la &#8220;migrazione&#8221;<\/p>\n<p>La definizione precisa su cosa sia una \u201cmigrazione\u201d attiene al\u00a0<em>cambio di residenza abituale oltre un confine amministrativo<\/em>, spostarsi stabilmente altrove per almeno sei mesi o un anno, a prescindere dal motivo, sia a livello personale che a livello collettivo, dovendosi distinguere bene con circospezione (le regole e il giudizio) un trasferimento internazionale. Tante persone hanno sentimenti complessi e ambivalenti riguardo al fenomeno e ai fatti, ma il dibattito politico, con la sua crescente polarizzazione (semplicisticamente costruita su\u00a0<em>fazioni pro e contro<\/em>), non riflette questo oggettivo livello di ambiguit\u00e0. Dalla fine della Guerra Fredda, i politici occidentali hanno portato avanti una vera e propria\u00a0<em>Guerra all\u2019Immigrazione<\/em>, cos\u00ec la chiama correttamente De Haas e ben lo sappiamo: i paesi occidentali hanno speso risorse ingenti per frenare l\u2019afflusso di lavoratori stranieri, con le loro famiglie.<\/p>\n<p><strong><em>\u201cDa decenni, politici di ogni orientamento promettono di correggere il sistema di accoglienza e di riprendere il controllo sull\u2019immigrazione.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Tutti i governi, per\u00f2, secondo De Haas, hanno costantemente mancato di rispettare le loro promesse. Chi ci governa avrebbe ignorato le evidenze scientifiche sui trend, sulle cause e sull\u2019impatto delle migrazioni, seminando solo paure ingiustificate e roboante disinformazione. Anche gruppi d\u2019interesse come i sindacati e le lobby commerciali avrebbero esagerato i danni (oppure i benefici) delle migrazioni, mentre le agenzie dell\u2019Onu spesso finirebbero per gonfiare o travisare i numeri di migranti e rifugiati, nell\u2019apparente tentativo di farsi pubblicit\u00e0 e ottenere i finanziamenti. Non sarebbe male capire davvero natura e radici del fenomeno, per ogni cittadino che legge libri e per ogni\u00a0<em>sapiens<\/em>\u00a0che opera in comunit\u00e0, tanto pi\u00f9 che la migrazione appartiene letteralmente a ognuno e a ogni tempo, \u00e8 antica quanto l\u2019umanit\u00e0. Ho tentato di riassumere in queste poche frasi di prologo la nota per noi lettori e l\u2019introduzione al volume, l\u2019intento dell\u2019autore \u00e8 giustificato e positivo, anche lo svolgimento sostanzialmente stimolante e condivisibile.<\/p>\n<p>Il sociologo e geografo olandese Hein de Haas (1969) ha vissuto e lavorato nei Paesi Bassi, in Marocco e nel Regno Unito, \u00e8 stato a lungo direttore dell&#8217;<em>International Migration Institute dell&#8217;Universit\u00e0 di Oxford<\/em>, ha promosso e coordinato seri modelli interpretativi e insegna attualmente (dal 2015) la materia ad Amsterdam. Il suo nuovo volume ci offre un ottimo utile fertile scandaglio\u00a0sulla cruciale questione del migrare contemporaneo, documentato e riflettuto, &#8220;esperito&#8221; nel senso che raccoglie trent&#8217;anni di ricerche sul campo in vari continenti e una notevole letteratura scientifica, grafici e tabelle (talora originali), frequentazioni interdisciplinari, con argomentazioni solide e abbastanza aperte. Il testo \u00e8 strutturato in\u00a0<em>tre parti e ventidue capitoli<\/em>, in ognuno De Haas demolisce un mito sul migrare: riassume il mito nel titolo e nelle prime due pagine in cui cita sia &#8220;politici&#8221; che documenti che urlano quel mito con le loro convinte parole, per quanto errate; poi spiega (dettagliatamente) in successivi paragrafi come funzionano davvero le cose (<em>How Migrations Really Works<\/em>, il titolo inglese originale).<\/p>\n<p>Politiche migratorie e flussi<\/p>\n<p>L\u2019autore fa spesso riferimento a un progetto pluriennale di raccolta dati, statistico e sociologico, da lui stesso promosso. Nel 2010 un finanziamento del Consiglio europeo della ricerca (Erc) gli ha permesso di creare un team presso l\u2019International Migration Institute (Imi) dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford per analizzare\u00a0<em>l\u2019evoluzione delle politiche migratorie nell\u2019ultimo secolo<\/em>\u00a0e misurarne l\u2019efficacia nell\u2019incidere sui flussi migratori. Il\u00a0<em>progetto Demig<\/em>\u00a0(<em>Determinants of International Migration<\/em>) \u00e8 andato avanti dal 2010 al 2015. Per due anni sono stati letti pile di rapporti, leggi e regolamenti per documentare i principali cambiamenti occorsi nelle politiche migratorie, giungendo alla creazione di un database (Demig Policy) che ha registrato 6.500 variazioni nelle discipline su immigrazione ed emigrazione in quarantacinque paesi tra il 1900 e il 2014. I numeri erano stati raccolti in origine per misurare l\u2019evoluzione e l\u2019efficacia delle politiche migratorie e potevamo anche utilizzarli per valutare se i governi di destra avessero davvero una linea pi\u00f9 dura sull\u2019immigrazione rispetto a quelli di sinistra (pare non sia cos\u00ec).<\/p>\n<p>Sono state aggiunte poi altre variabili al database Demig e De Haas ha via via aggiornato i dati e ampliato le valutazioni, per esempio in merito all\u2019effetto delle politiche migratorie restrittive sui flussi in entrata e in uscita; a come hanno concretamente reagito i flussi alla eliminazione delle frontiere tra gli Stati europei sia quelli migratori interni europei, sia quelli verso e dall\u2019Unione Europea; alla quantit\u00e0 di visti di cui hanno bisogno i cittadini di ciascun Paese del mondo per viaggiare in altri Paesi. In vari capitoli i grafici e le tabelle illustrano i dati che contribuiscono a smontare miti e luoghi comuni, un ricco preciso\u00a0<em>supporto statistico\u00a0<\/em>che, utilizzando molte altre fonti ufficiali, serve a corroborare analisi e verifiche in ogni parte del testo.<\/p>\n<p>Gli strali polemici del volume sono prevalentemente indirizzati ai &#8220;politici&#8221; (genericamente, talora confondendo\u00a0politica e governo, cita comunque capi di governo, ministri e dirigenti, anche italiani) e frequentemente agli economisti puri (antica contrapposizione fra le due scienze, per una discutibile egemonia); la sua letteratura scientifica \u00e8 prevalentemente sociologica, ma mostra di avere una certa attitudine interdisciplinare, curiosit\u00e0 intellettuale, opinioni riflettute e condivise con altri, verifiche non pregiudiziali. Quel che pi\u00f9 manca \u00e8 una maggiore\u00a0<em>consapevolezza evoluzionistica\u00a0<\/em>delle scienze sociali. Le migrazioni non iniziano quando la sociologia inizia a considerarle statisticamente ben oltre met\u00e0 ottocento, tantomeno dopo la Rivoluzione Industriale o la Rivoluzione Francese, tanto meno con i viaggi oltre Atlantico di met\u00e0 secondo millennio, tanto meno qualche millennio prima quando i confini di un territorio diventano costrutto umano (dopo la prevalenza della stanzialit\u00e0 con la cosiddetta rivoluzione neolitica), tanto meno quando i primi\u00a0<em>sapiens<\/em>\u00a0sono usciti dall\u2019Africa. E, soprattutto, la definizione (pur antropocentrica) pu\u00f2 essere facilmente estesa alle specie umane precedenti la nostra, alle specie animali, addirittura alle specie vegetali: il cambio di residenza abituale fuori del proprio areale precedente, individuale o collettivo, una tantum o ciclico, verso ecosistemi abbastanza simili o molto diversi rispetto alla biodiversit\u00e0 dei punti di partenza, dei transiti, dei punti di arrivo.<\/p>\n<p>Avere consapevolezza evoluzionistica eviterebbe alcune imprecisioni di linguaggio e inesattezze sui contesti della biodiversit\u00e0 del pianeta. L\u2019autore fa un solo riferimento (credo) alla<em>\u00a0vita prima della Rivoluzione Industriale<\/em>, abbastanza corretto: la \u201cRivoluzione agricola (o neolitica) ha consentito agli esseri umani di insediarsi stabilmente in comunit\u00e0 rurali e di abbandonare a poco a poco uno stile di vita itinerante, nomadico o pastorale. Dall\u2019inizio del XIX secolo, la Rivoluzione industriale ha portato a una migrazione su larga scala dalle aree rurali\u2026\u201d. Tuttavia noi esistevamo da prima e migravamo da sempre, comunque da prima di essere stanziali, sicch\u00e9 la maggiore residenzialit\u00e0 agricola ha comportato anche l\u2019utilit\u00e0 di distinguere le emigrazioni dalle immigrazioni e di dover tenere abbastanza separata l\u2019analisi del migrare nel luogo di partenza da quella negli ecosistemi di transito e di arrivo. Il fenomeno migratorio \u00e8 totale (De Haas cita bene Sayad), ma pure asimmetrico e diacronico, nel testo in esame ne tiene abbastanza conto, pur non sottolineando la rilevanza di aspetti non sociologici della libert\u00e0 di migrare e del diritto di restare (per esempio, stando alla contemporaneit\u00e0, citando spesso il vincolo generico dei diritti umani fondamentali, ma non citando mai in specifico l\u2019<em>articolo 13 della Dichiarazione Universale\u00a0<\/em>e non citando nemmeno i due recenti\u00a0<em>Global Compact dell\u2019Onu<\/em>, forse per un fastidio, comprendibile ma discutibile, pure verso i formalismi giuridici).<\/p>\n<p>La consapevolezza evoluzionistica avrebbe, inoltre, motivato meglio alcune argomentazioni di De Haas, anche per comprendere come i miti e il senso comune (che perlopi\u00f9 giustamente contesta) siano divenuti cos\u00ec \u201cradicati\u201d nelle nostre societ\u00e0 e\u00a0<em>culture istituzionali statuali<\/em>. Il suo volume \u00e8, comunque, fertile. Entrando nel merito specialistico, dei sette capitoli della prima parte, quattro sono quasi del tutto condivisibili, tre sostanzialmente condivisibili; degli otto capitoli della seconda parte 3 e 3, ma ce ne sono anche 2 che andrebbero forse parzialmente meglio approfonditi. Nella terza parte 2+3+1 abbastanza bene, uno che invece andrebbe meditato e criticato sotto molti differenti aspetti: riguarda i cambiamenti climatici ed ecologici antropici globali. De Haas non \u00e8 un negazionista climatico, al contrario, e discute questioni effettivamente controverse nell\u2019ultimo capitolo (prima delle conclusioni), si affida molto a colleghi competenti e ai geografi (anche quelli purtroppo prevalentemente \u201cnon\u201d evoluzionistici), cita solo la sintesi dell&#8217;ultimo rapporto dell&#8217;IPCC (per ragioni opportune) ma mostra di non conoscere i precedenti e, soprattutto, il\u00a0<em>nesso evoluzionistico fra clima e migrazioni<\/em>.<\/p>\n<p>Come la maggior parte dei\u00a0<em>sociologi delle migrazioni<\/em>\u00a0sembra sottovalutare una base culturale evoluzionistica, biologica e antropologica. In secondo luogo, \u00e8 troppo mosso da una (pur sana)\u00a0<em>vis\u00a0polemica<\/em>: segnala che gli rimproverano di essere parte del polo favorevole alle migrazioni, mentre ritiene (giustamente) di essere solo uno studioso accurato, fra l\u2019altro molto attento alle differenze e ai contrasti di classe. Fatto sta che da decenni, proletari e sottoproletari sono in maggioranza nel polo contrario alle migrazioni. Se ne pu\u00f2 prendere atto, ormai ogni campo della politica e della cultura \u00e8 polarizzato. L\u2019autore ne \u00e8 frustrato, ricorda quando nel 2015 torna nei suoi Paesi Bassi dopo dieci anni a Oxford e viene invitato a un dibattito sui profughi siriani, il moderatore lo cataloga (dopo l\u2019intervento) come \u201ca favore dell\u2019immigrazione\u201d e lui lo interrompe per criticare proprio quell\u2019impostazione: \u201cLa costante rappresentazione dei dibattiti sulla migrazione in binari li rende indegni della parola\u00a0<em>dibattito<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>De Haas deve confrontarsi con interlocutori potenti istituzionalmente\u00a0e culturalmente presuntuosi, e da trent&#8217;anni\u00a0vede prevalere atteggiamenti sbagliati sulla cosa che pi\u00f9 studia, ama, conosce e divulga, vorrebbe che la sua analisi possa essere accolta come sopra \u201cogni\u201d parte, visto che critica insieme destra\u00a0e sinistra (in modo comunque competente e motivato), razzisti e umanitaristi (talvolta con rigida equidistanza). Occorre, dunque, analizzare meticolosamente ognuno dei ventidue miti, dedicando loro uno specifico compiuto approfondimento. In questa sede non mettiamo in discussione l\u2019uso del termine \u201cmito\u201d che ha certo pure altre definizioni e connessioni, rimanda talora solo a ideologie diffuse (quanto possa essere capace di \u201cpolarizzare\u201d le aspirazioni di una comunit\u00e0 o di un&#8217;epoca, elevandosi a simbolo privilegiato e trascendente), talora proprio ad atti e fatti \u201cidealizzati\u201d e non solo a pensieri teorici (in corrispondenza di una carica di eccezionale e diffusa partecipazione fantastica o religiosa), talora a caratteri storici e letterari o metaforici. Rende l\u2019idea, \u00e8 vero. In Italia, fra l\u2019altro, i miti si associano spesso a un \u201ccattivo\u201d senso comune, cattivo perch\u00e9 non buono (secondo il buon Manzoni) e perch\u00e9 asseconda pulsioni aggressive verso deboli rispetto noi, qui e ora (prevalentemente). Vediamoli presto uno per uno, allora, questi \u201cmiti sulla migrazione\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cDa decenni, politici di ogni orientamento promettono di correggere il sistema di accoglienza e di riprendere il controllo sull\u2019immigrazione.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":534,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6,1],"tags":[],"class_list":["post-533","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-notizie-dal-mondo","category-uncategorized","post-with-thumbnail","post-with-thumbnail-large"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/533","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=533"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/533\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":535,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/533\/revisions\/535"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/534"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=533"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=533"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=533"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}