{"id":440,"date":"2024-05-27T12:19:18","date_gmt":"2024-05-27T12:19:18","guid":{"rendered":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/?p=440"},"modified":"2024-05-27T12:37:40","modified_gmt":"2024-05-27T12:37:40","slug":"alluniversita-di-mons-sulla-diaspora-italiana-ne-parlano-insieme-studenti-e-istituto-fernando-santi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/?p=440","title":{"rendered":"All\u2019Universit\u00e0 di Mons sulla \u201cDiaspora italiana\u201d ne parlano insieme studenti e Istituto Fernando Santi"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 svolta il 13 maggio, all\u2019Universit\u00e0 di Mons (Belgio), la \u201cSerata conviviale sul tema della diaspora italiana\u201d organizzata dall\u2019Assembl\u00e9e G\u00e9n\u00e9rale des \u00c9tudiants de l\u2019Ecole des Sciences Humaines et Sociales dell\u2019Universit\u00e0 di Mons. Vi hanno partecipato giovani studenti, diversi dei quali di origine italiana, e professori della stessa Universit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli oratori principali della serata sono stati Giuseppina Desimone e Carlo Caldarini, membri dell\u2019Osservatorio sulla diaspora italiana dell\u2019Istituto Fernando Santi.<\/p>\n<p>Giuseppina Desimone, economista, lavora al Centro Studi federale del sindacato socialista belga FGTB, dove si occupa soprattutto di materie socioeconomiche (salari, costo della vita, previdenza sociale, ecc.). Carlo Caldarini \u00e8 sociologo e formatore, ricercatore associato dell\u2019IRFAM (Institut de recherche formation et action sur les migrations). Si occupa principalmente di politiche sociali, sociologia del lavoro e fenomeni migratori.<\/p>\n<p>Con i loro interventi, e nel dibattito che ne \u00e8 seguito, i due relatori hanno voluto evidenziare alcuni aspetti meno conosciuti e meno celebrati dell\u2019emigrazione italiana, e soprattutto sfatarne alcuni stereotipi.<\/p>\n<p>La prima parte della serata \u00e8 iniziata con tre brevi video:<\/p>\n<p>Un\u2019intervista ad Anne Morelli, professore emerito di storia delle migrazioni e di storia delle religioni all\u2019Universit\u00e9 Libre de Bruxelles (soltanto i primi 3 minuti) https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=59PEdHSs8kw<br \/>\nUn reportage del giornale televisivo RTL, su una ditta italiana che sfrutta lavoratori egiziani in un cantiere edile a Charleroi, una citt\u00e0 che, paradossalmente, \u00e8 considerata un \u201cmonumento\u201d dell\u2019immigrazione italiana https:\/\/www.rtl.be\/page-videos\/belgique\/faits-divers\/des-ouvriers-etrangers-se-sont-barricades-dans-une-grue-de-charleroi\/2016-04-14\/video\/51094<br \/>\nUn\u2019inchiesta realizzata da Euronews sulle migliaia di cittadini europei espulsi ogni anno dal Belgio, tra cui molti italiani https:\/\/fr.euronews.com\/my-europe\/2016\/03\/11\/comment-la-belgique-expulse-des-ressortissants-de-l-union-europeenne?jwsource=cl<br \/>\nPartendo da questi tre video, Giuseppina Desimone ha affrontato e discusso altrettanti stereotipi sull\u2019immigrazione italiana. E precisamente:<\/p>\n<p>L\u2019immigrazione italiana in Belgio non \u00e8 iniziata negli anni 1940-1950, con il famoso accordo \u201cuomini contro carbone\u201d. Gli italiani erano infatti presenti in Belgio, e nella regione di Mons, prima della Seconda guerra mondiale. Gi\u00e0 a partire dalla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, il Belgio ricorse ad un\u2019immigrazione collettiva di lavoratori italiani per svolgere lavori pesanti quali la costruzione di ferrovie. Altri ancora, anarchici, socialisti e repubblicani, fuggivano dall\u2019Italia per motivi politici. Inizialmente limitata a poche centinaia di persone, l\u2019immigrazione per motivi politici fu notevolmente amplificata con l\u2019arrivo al potere di Mussolini poco dopo la prima guerra mondiale. L\u2019assassinio di Giacomo Matteotti diede un impulso consistente a questo fenomeno.<br \/>\nSi parla spesso della \u201ccomunit\u00e0 italiana\u201d in Belgio, quando una delle caratteristiche della migrazione italiana \u00e8 di essere formata da una pluralit\u00e0 di comunit\u00e0, i cui legami sono non tanto con la \u201cmadre patria\u201d, quanto con le culture, le tradizioni e i dialetti delle regioni e persino dei villaggi di origine. Ne \u00e8 una testimonianza l\u2019associazionismo organizzato attorno alle identit\u00e0 regionali, soprattutto tra gli immigrati di prima e seconda generazione.<br \/>\nL\u2019immigrazione italiana in Belgio viene spesso presentata come la \u201cbuona immigrazione\u201d, quella della \u201cbrava gente\u201d, dove \u201ctutto \u00e8 andato bene\u201d, quando in realt\u00e0 le difficolt\u00e0, i pregiudizi, i contrasti e le lotte che hanno caratterizzato per decenni l\u2019immigrazione italiana hanno molti puniti in comune con quelli dell\u2019immigrazione di oggi dal Sud del mondo, in Belgio, in Italia e altrove.<br \/>\nCon il suo background sindacale, Giuseppina Desimone ha anche spiegato agli studenti il significato del \u201cdumping sociale\u201d: un\u2019ampia gamma di pratiche fraudolente transfrontaliere, messe in atto da alcuni datori di lavoro per aggirare il diritto del lavoro e le norme nazionali di sicurezza sociale in vigore sul territorio, consentendo lo sviluppo della concorrenza sleale attraverso la riduzione dei costi salariali e la violazione dei diritti dei lavoratori. Esistono diverse pratiche: l\u2019utilizzo di falsi lavoratori autonomi, il distacco fraudolento, la falsificazione dei documenti di sicurezza sociale, la creazione di societ\u00e0 fittizie all\u2019estero, la mancata applicazione o l\u2019elusione della legge, ecc.<\/p>\n<p>Nella seconda parte della serata, Carlo Caldarini ha presentato al pubblico una panoramica storica della migrazione italiana, partendo dal chiarimento del concetto di \u201cdiaspora\u201d:<\/p>\n<p>Non esiste una definizione unica e accettata del termine \u201cdiaspora\u201d.<br \/>\nSi indicano generalmente con questo termine persone o popolazioni che si disperdono in altre parti del mondo pur mantenendo stretti legami con il loro paese d\u2019origine (OIM)<br \/>\nA differenza del termine \u201cmigranti\u201d, il termine diaspore si applica anche alle generazioni successive.<br \/>\nSolleva questioni legate al tempo, al luogo di nascita e alla cittadinanza, nonch\u00e9 all\u2019identit\u00e0 e all\u2019appartenenza, ponendosi all\u2019intersezione tra identit\u00e0 collettiva e prospettiva cosmopolita<br \/>\nPopolazioni transnazionali legate a pi\u00f9 di un Paese, che mantengono relazioni con il proprio Paese d\u2019origine, essendo allo stesso tempo \u201cqui e l\u00e0\u201d.<br \/>\nIn uno studio internazionale comparativo sulle politiche sociali e le diaspore, coordinato dall\u2019Universit\u00e0 di Liegi, il caso italiano \u2013 curato da Caldarini \u2013 appare quello in cui le politiche del paese d\u2019origine tendono con maggior forza a mantenere vivi e forti i legami, soprattutto simbolici, con la \u201cpatria\u201d.<\/p>\n<p>E in effetti, ad eccezione dell\u2019epoca fascista, le autorit\u00e0 italiane hanno sempre dimostrato un qualche interesse per il fenomeno dell\u2019emigrazione, spesso anche cercando di regolamentarlo e sostenerlo. Per esempio, il governo ha, in alcune fasi storiche, sovvenzionato le spese di viaggio, assicurato il rimpatrio, vietato l\u2019emigrazione verso certi paesi durante le pestilenze, e anche sovvenzionato il costo di alcune associazioni di beneficenza italiane, scuole e ospedali italiani all\u2019estero.<\/p>\n<p>Un esempio particolarmente forte di politiche di gestione dell\u2019emigrazione italiana all\u2019estero \u00e8 il protocollo stipulato nel 1946 fra Italia e Belgio. Pochi sanno invece, persino tra gli addetti ai lavori, che l\u2019Italia \u00e8 stato anche il primo paese al mondo a promuovere un accordo bilaterale, con la Francia nel 1904, volto a garantire standard di vita e di lavoro accettabili per i propri lavoratori all\u2019estero.<\/p>\n<p>Altri esempi forti : la creazione nel 1945 della rete di assistenza sociale all\u2019estero gestita dai Patronati, e garantita anche agli oriundi; la legge del 1962 per il riconoscimento e l\u2019indennizzo della silicosi come malattia professionale dei minatori italiani in Belgio; la cittadinanza italiana concessa secondo il principio dello ius sanguinis anche ai discendenti di italiani dopo molte generazioni (e con grandi difficolt\u00e0, invece, agli stranieri residenti o persino nati sul suolo italiano); il capillare sistema di rappresentanza degli italiani all\u2019estero (Comites e CGIE); il sistema di voto per gli italiani residenti all\u2019estero a partire dal 2001.<\/p>\n<p>L\u2019emigrazione italiana nel mondo \u00e8 un fenomeno storico su larga scala che ha coinvolto milioni di persone per almeno un secolo e mezzo. Storicamente, si distinguono almeno cinque grandi fasi.<\/p>\n<p>Ufficialmente, una prima massiccia ondata migratoria inizia nel 1861 con l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia e finisce negli anni \u201820 del secolo scorso, con l\u2019avvento del fascismo.<br \/>\nDurante il ventennio fascista, non sono pochi gli antifascisti italiani che cercano rifugio politico in Belgio, che devono fare fronte ai tentativi delle autorit\u00e0 italiane di inquadrare i propri emigrati all\u2019estero nelle strutture fasciste: organizzazioni giovanili, scuole italiane, associazioni di ex combattenti, o veri e propri fasci organizzati all\u2019estero.<br \/>\nUna seconda grande ondata migratoria inizia dopo la fine della Seconda guerra mondiale e dura fino a tutti gli anni \u201960.<br \/>\nNegli anni \u201870, l\u2019Italia, da paese di emigrazione, diventa principalmente paese di immigrazione. Nel 1973, infatti, per la prima volta in Italia il saldo migratorio diviene positivo: 101 ingressi per 100 espatriati .<br \/>\nLa crisi del 2007 ha generato una nuova ondata, tuttora in corso, soprattutto tra i giovani.<br \/>\n\u00c8 pi\u00f9 difficile, invece, fornire cifre o stime su quanti siano gli italiani che hanno lasciato il loro paese in modo permanente. Secondo Russel King, circa 25 milioni di italiani risiedevano all\u2019estero negli anni \u201870 . Diversi anni pi\u00f9 tardi, Donna Gabaccia ha stimato che dal 1800 oltre 27 milioni di persone hanno lasciato l\u2019Italia, e di questi, pi\u00f9 della met\u00e0 sono successivamente tornati in Italia .<\/p>\n<p>Nel 2000, il Ministero degli Affari Esteri italiano ha stimato tra 60 e 70 milioni le persone \u201cdi origine italiana\u201d residenti all\u2019estero in quel momento. Infine, i dati ufficiali pi\u00f9 recenti dell\u2019Anagrafe degli Italiani residenti all\u2019estero (AIRE) mostrano che il numero di cittadini residenti all\u2019estero che ufficialmente registrati presso le autorit\u00e0 italiane \u00e8 raddoppiato negli ultimi 20 anni, passando da 3 a 6 milioni tra il 2003 e il 2023.<\/p>\n<p>Gli italiani sono ancora una delle comunit\u00e0 straniere pi\u00f9 importanti in Belgio, la pi\u00f9 numerosa in Vallonia. Sono noti soprattutto per il loro massiccio afflusso a partire dal 1946, quando vennero a lavorare nelle miniere belghe, ma come detto non si tratta soltanto di migrazione economica e di carbone.<\/p>\n<p>Anne Morelli (1988). La communaut\u00e9 italienne de Belgique et la Seconde Guerre Mondiale, Revue du Nord \u2013 N\u00b02 Special Hors-Serie, pp. 665-690.<\/p>\n<p>Carlo Caldarini (2020). Diaspora Policies, Consular Services and Social Protection for Italian Citizens Abroad. In: Lafleur, JM., Vintila, D. (eds) Migration and Social Protection in Europe and Beyond (Volume 2). IMISCOE Research Series. Springer, Cham. https:\/\/doi.org\/10.1007\/978-3-030-51245-3_16.<\/p>\n<p>Carlo Caldarini (2016), Belgique. Citoyennet\u00e9 europ\u00e9enne : de la libert\u00e9 de circulation \u00e0 la libert\u00e9 d\u2019expulsion, Chronique Internationale de l\u2019IRES, 53, pp. 3-20 (https:\/\/bitly.ws\/33Brh)<\/p>\n<p>Carlo Caldarini (2021). Le noeud du dumping social, Bruxelles La\u00efque \u00c9chos, n. 115, pp. 33-40 (https:\/\/bit.ly\/3K08F0v)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 svolta il 13 maggio, all\u2019Universit\u00e0 di Mons (Belgio), la \u201cSerata conviviale sul tema della diaspora italiana\u201d organizzata dall\u2019Assembl\u00e9e G\u00e9n\u00e9rale des \u00c9tudiants de l\u2019Ecole des Sciences Humaines et Sociales dell\u2019Universit\u00e0 di Mons. 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