{"id":434,"date":"2024-04-20T15:09:46","date_gmt":"2024-04-20T15:09:46","guid":{"rendered":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/?p=434"},"modified":"2024-04-20T15:11:48","modified_gmt":"2024-04-20T15:11:48","slug":"le-origini-africane-delle-prime-e-di-molte-specie-umane-il-caso-sudafrica-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/?p=434","title":{"rendered":"Le origini africane delle prime e di molte specie umane, il caso Sudafrica\/1"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Valerio Calzolaio<\/p>\n\n\n<p>La porzione di territorio del continente africano oggi delimitata dai confini dello stato nazionale del Sudafrica (circa quattro volte pi\u00f9 grande di quello dell\u2019Italia) contiene diversi peculiari ecosistemi e un patrimonio di biodiversit\u00e0 antichissimo. Per fare solo un esempio relativo alla parte pi\u00f9 meridionale del paese (e dell\u2019Africa), si pu\u00f2 accennare alla splendida Table Mountain che sovrasta Cape Town (1.086 metri di altezza), considerata una delle montagne pi\u00f9 antiche del mondo, risalente a circa 520 milioni di anni (prima che si separassero le unitarie terre emerse, le une dalle altre), pi\u00f9 antica dell\u2019Himalaya, mentre le nostre Alpi risalgono a \u201csolo\u201d 120 milioni di anni. La parte frontale della \u201ctavola\u201d, rivolta verso la citt\u00e0, \u00e8 lunga circa tre chilometri e appare dal mare sostanzialmente diritta, una compatta scabra roccia dalle cento colorazioni quotidiane; il versante opposto ha una morfologia notevolmente pi\u00f9 complessa e l\u2019enorme curatissimo giardino botanico di Kirstenbosch conserva da oltre un secolo uno dei pi\u00f9 ampi serbatoi di biodiversit\u00e0 vegetale del pianeta.<\/p>\n<p>Da molti decenni quel territorio sembra essere diventato cruciale anche per comprendere alcuni passaggi chiave dell\u2019evoluzione umana, delle specie preesistenti o compresenti rispetto alla comparsa del genere Homo e della stessa vicenda della nostra specie, i sapiens, della maturazione e delle prime migrazioni che ci hanno caratterizzato. Da sei a due milioni di anni fa l\u2019intero continente africano fu \u201cil\u201d territorio umano, con uno schema di adattamento abbastanza chiaro. Gli ominidi (tralasciamo qui l\u2019articolazione fra ominidi e ominini) si spostavano al limitare tra le aree forestali e gli spazi aperti, attorno alla foresta tropicale ed equatoriale. Erano specie di transizione, ancora attaccate all\u2019antico habitat arboricolo di rifugio, sempre pi\u00f9 \u201ctentate\u201d dall\u2019esplorazione delle radure erbose. Presentano tutte un mosaico di tratti \u00abscimmieschi\u00bb e di tratti legati a un\u2019incipiente locomozione bipede, come se fossero forme ibride con adattamenti flessibili tipici di un habitat eterogeneo. Molti milioni di anni prima, la formazione della grande barriera di origine tettonica della Rift Valley port\u00f2 a un progressivo inaridimento dei territori orientali del continente africano, dal Sudafrica all\u2019Eritrea.<\/p>\n<p>Si prendono come riferimento i sei milioni di anni perch\u00e9 \u00e8 il periodo in cui sappiamo essere vissuto un animale (di cui non abbiamo tracce fossili) antenato comune tra noi e gli scimpanz\u00e9. Prima di questo periodo c\u2019erano altre storie, altri ominidi che si muovevano in Africa, ma tutto \u00e8 iniziato quando in quella zona territoriale sono avvenuti una serie di cambiamenti ecologici su larga scala. La carriera dei primi ominidi bipedi cominci\u00f2 proprio in questa fascia cangiante, luogo unico al mondo, perch\u00e9 la nicchia ecologica di alcune grandi scimmie si andava climaticamente staccando dal territorio d\u2019origine, separando fisicamente i gruppi. Lentamente la foresta si ritrasse parecchio e li lasci\u00f2 da soli negli spazi aperti. Sudafrica, Africa orientale, Corno d\u2019Africa, regione del lago Ciad: \u00e8 in quest\u2019area che si sono svolti i primi due terzi dell\u2019evoluzione umana e da quest\u2019area partiranno le espansioni umane fuori dall\u2019Africa. Una molteplicit\u00e0 di specie, ciascuna recante un mix unico di caratteri, ha coabitato in Africa in quel periodo. Da quel crogiuolo complicatissimo di forme, distribuite fra l\u2019Etiopia e il Sudafrica, \u00e8 emerso il genere Homo, non conosciamo precisamente n\u00e9 quando n\u00e9 dove. Ora il Museo nazionale sudafricano di Cape Town fa il punto aggiornato sulla paleoantropologia, con materiale espositivo chiaro e molto interessante.<\/p>\n<p>Lo storico museo fu fondato nel 1825 ed \u00e8 situato nel gradevole ampio centrale contesto naturalistico dei Company&#8217;s Gardens, visitato da milioni di visitatori attratti dalla vasta collezione fossile (risalente pure a quasi settecento milioni di anni or sono), oltre che dagli strumenti di pietra realizzati da sapiens di 120.000 anni fa. Nel 1897 il Museo si trasfer\u00ec nell&#8217;attuale edificio, di recente riammodernato e ristrutturato, purtroppo senza catalogo e bookshop. Il museo da pochi mesi, in collaborazione con l&#8217;Istituto di ricerca sull&#8217;evoluzione umana dell&#8217;Universit\u00e0 di Citt\u00e0 del Capo (UCT), ha promosso una nuova meravigliosa esposizione intitolata HUMANITY. La mostra \u00e8 a piano terra, all\u2019ingresso consigliano di cominciare da l\u00ec e fanno bene. Racconta con reperti, iconografiche, pannelli, impianti la storia dell\u2019evoluzione incentrata sulla diversit\u00e0 degli esseri umani oggi e su come siamo diventati cos\u00ec, una storia di intelligenza, creativit\u00e0 e resistenza nel tempo. Non c\u2019\u00e8 qui particolare enfasi sullo specifico territorio dell\u2019attuale Sudafrica, anzi emergono di continuo anche le interpretazioni faziose e discriminatorie di alcune scoperte. Certo, la ricostruzione si concentra sulla ricca documentazione di individui umani trovati in Sud Africa e nell\u2019intera Africa e una qualsiasi mattina vi trovate decine di classi studentesche con insegnanti e guide, incarnati molto differenti e differentemente meticci. Gli orari sono agevoli (tutti i giorni 9-17) e il costo abbordabilissimo (circa 60 rand, 3 euro, gratuito il venerd\u00ec, vari sconti per bambini, scuole, anziani).<\/p>\n<p>La vicenda della paleoantropologia sudafricana meriterebbe un\u2019attenzione culturale che tenga conto del colonialismo e dell\u2019apartheid, un po\u2019 come quella del rugby. Resta il fatto che nell\u2019ultimo secolo vi sono stati rinvenimenti imprescindibili per studiosi e scienziati di tutto il mondo. La grotta di Sterkfontein \u00e8 una di queste culle dell\u2019umanit\u00e0, un sito paleoantropologico che si trova molto anord di cape Town, circa 50 chilometri a nord-ovest di Johannesburg nella provincia del Gauteng, dichiarato Patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 dall\u2019Unesco gi\u00e0 nel 1999, pochi anni dopo la sua scoperta. Il sito occupa attualmente 47 000 ettari e contiene un complesso di anfratti calcarei. Il nome registrato \u00e8 Siti fossili di ominidi del Sudafrica, perch\u00e9 vi sono stati rinvenuti i primi primati e forse la prima specie estinta di ominide mai trovata in Africa. Quella sola grotta ha rivelato pi\u00f9 di un terzo dei primi fossili di ominidi mai trovati prima del 2010.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sappiamo \u00e8 che nella vasta regione che bordeggia la foresta africana, andando dal Sudafrica al lago Ciad, molti generi di specie precedenti il genere Homo si sono contesi il territorio fin quasi a due milioni di anni fa. Possiamo ipotizzare che fossero gi\u00e0 in grado non solo di errare, di fuggire, di allargare l\u2019areale, di seguire le migrazioni animali, ma anche di adattarsi alle mutate condizioni locali e di gestire cambiamenti di insediamento, di iniziare a pianificare spostamenti, insomma di migrare nel significato pi\u00f9 ampio. Quando i gruppi restavano isolati s\u2019interrompevano gli incroci e potevano emergere nuove varianti per isolamento geografico, sottospecie e poi vere e proprie specie distinte. Migrazione qui signific\u00f2 speciazione. Inizi\u00f2 un processo di frammentazione che gli evoluzionisti chiamano radiazione adattativa: da una specie africana iniziale si diramano pi\u00f9 specie in Africa ed Eurasia: \u201cMigration in a part of ALL of our stories\u201d, ribadisce un esemplare cartello esplicativo del museo.<\/p>\n<p>Anche se gli ominidi erano probabilmente diffusi nell&#8217;intera Africa, i loro resti possono essere ritrovati solo nei siti in cui le condizioni geologiche hanno permesso la fossilizzazione. Il sito complessivo delle grotte di Sterkfontein non \u00e8 l\u2019unico, certo \u00e8 il pi\u00f9 importante, forse gli scavi fossili ininterrottamente pi\u00f9 lunghi al mondo. Nel 1935 Robert Broom trov\u00f2 i primi fossili di ominidi a Sterkfontein e inizi\u00f2 ad allargare gli scavi. Nel 1938 il famoso Raymond Dart identific\u00f2 frammenti di un teschio dalla vicina Kromdraai, che in seguito furono ricordati come Paranthropus robustus (il museo dedica un\u2019intera parete ai molteplici teschi via via rinvenuti, spiegando nessi evolutivi). Sempre nel 1938, un singolo dente di ominide fu trovato nel sito di Cooper tra Kromdraai e Sterkfontein. Nel 1948 Broom identific\u00f2 i primi resti di ominidi dalla vicina grotta di Swartkrans, dove Brain dal 1954 lavor\u00f2 per tre decenni, recuperando il secondo campione pi\u00f9 grande di resti di ominidi dalla Culla. Anche il pi\u00f9 antico uso controllato del fuoco da parte dell&#8217;Homo erectus \u00e8 stato scoperto nella grotta di Swartkrans e risale a oltre un milione di anni fa. L&#8217;area comprende poi la famosa grotta dove fu rinvenuto il pi\u00f9 antico fossile di Australopithecus africanus soprannominato Mrs.Ples, risalente a 2,3 milioni d&#8217;anni fa, scoperto nel 1947 dai paleontologi Broom e Robinson (mentre il bambino di Taung era stato rinvenuto nel 1924 nella provincia sudafricana di North West).<\/p>\n<p>Nel 1966 Phillip Tobias (successore di Dart all\u2019Universit\u00e0 del Witwatersrand, da cui provengono quasi tutti gli scienziati fin qui richiamati) inizi\u00f2 i suoi scavi a Sterkfontein e nel 1991 Lee Berger scopr\u00ec i primi esemplari di ominidi dal sito di Gladysvale, rendendo questo il primo nuovo sito di ominidi a essere scoperto in Sudafrica in 48 anni. Nel 1994, Andre Keyser scopr\u00ec fossili di ominidi nel sito di Drimolen. Nel 1997 Kuykendall e Menter hanno trovato due denti fossili di ominidi nel sito di Gondolin. Sempre nel 1997, lo scheletro quasi completo dell&#8217;Australopithecus di &#8220;Little Foot &#8220;, risalente a circa 3,3 milioni di anni fa, fu scoperto da Ron Clarke. Nel 2001, Steve Churchill della Duke University e Lee Berger hanno trovato resti umani della prima et\u00e0 moderna a Plovers Lake. Sempre nel 2001, i primi fossili di ominidi e strumenti in pietra sono stati scoperti in situ a Coopers. Nel 2008, Lee Berger ha scoperto i resti parziali di due ominidi (Australopithecus sediba) nel sito fossile di Malapa, vissuti tra 1,78 e 1,95 milioni di anni fa.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ottobre 2013, Berger ha incaricato il geologo Pedro Boshoff di studiare i sistemi di grotte di Sterkfontein con il preciso scopo di scoprire pi\u00f9 siti fossili di ominidi. Speleologi hanno individuato fossili di ominidi in un&#8217;area precedentemente inesplorata del sistema di grotte Rising Star\/Westminster a cui \u00e8 stata assegnata la designazione del sito UW-101. Nel novembre 2013, Berger ha guidato una spedizione congiunta con la National Geographic Society e, in sole tre settimane di scavo, il team internazionale di sei donne di scienziati speleologici avanzati (K. Lindsay Eaves, Marina Elliott, Elen Feuerriegel, Alia Gurtov, Hannah Morris e Becca Peixotto), scelti sia per le abilit\u00e0 paleoantropologiche e speleologiche che per la loro piccola statura, hanno recuperato oltre 1.200 esemplari di una specie di ominidi fossili attualmente non identificata. Il sito \u00e8 ancora in fase di datazione. Nel settembre 2015, Berger, di nuovo in collaborazione con National Geographic, ha annunciato la scoperta di una nuova specie di \u201cparente\u201d umano, denominata Homo naledi, da UW-101. Sorprendentemente, oltre a far luce sulle origini e sulla diversit\u00e0 del nostro genere, Homo naledi sembra anche aver depositato intenzionalmente i corpi dei suoi morti in una remota camera della caverna, un comportamento precedentemente ritenuto limitato agli esseri umani. Negli ultimi giorni della spedizione, gli speleologi Rick Hunter e Steven Tucker hanno scoperto materiale fossile di ominidi aggiuntivo in un&#8217;altra parte del sistema di grotte. Gli scavi preliminari in questo sito, designato UW-102, sono iniziati e hanno prodotto il proprio materiale fossile di ominidi completo. Non \u00e8 ancora ben chiaro quale sia la relazione tra i siti UW-101 e UW-102. Il museo presenta con semplicit\u00e0 e chiarezza gran parte di queste \u201ctracce\u201d umane emerse in Africa, spesso migrate all\u2019interno del continente, in rare ma decisive occasioni migrate altrove, molto lontano.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>immagine del porto di Citt\u00e0 del Capo, Sud Africa<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":435,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"image","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-434","post","type-post","status-publish","format-image","has-post-thumbnail","hentry","category-notizie-dal-mondo","post_format-post-format-image","post-with-thumbnail","post-with-thumbnail-large"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/434","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=434"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/434\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":437,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/434\/revisions\/437"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/435"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=434"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=434"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=434"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}