{"id":377,"date":"2023-12-18T18:58:13","date_gmt":"2023-12-18T18:58:13","guid":{"rendered":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/?p=377"},"modified":"2023-12-18T18:58:14","modified_gmt":"2023-12-18T18:58:14","slug":"18-dicembre-giornata-internazionale-delle-migrazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ifsmarchigianinelmondo.it\/?p=377","title":{"rendered":"18 dicembre: giornata internazionale delle migrazioni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Valerio Calzolaio<\/p>\n\n\n<p>Il 18 dicembre 2000, ventitr\u00e9 anni fa, l\u2019Onu ha istituito sia la giornata mondiale del migrante che, in un altro giorno di ogni anno (il 20 giugno), la giornata mondiale del rifugiato. Non si differenziano le emigrazioni dalle immigrazioni, quanto piuttosto si celebrano nel primo caso l\u2019insieme delle migrazioni e, nel secondo caso, in particolare, le migrazioni forzate, le fughe riuscite di coloro che diventano profughi o rifugiati, loro malgrado.  Per la ventiquattresima volta, dunque, esiste la giornata internazionale ufficiale di tutte le migrazioni e di tutti i migranti, oltre un miliardo, liberi e forzati, qualunque fosse o sia stata o sia la ragione che li hanno indotti a separarsi dalla residenza precedente, perlopi\u00f9 dal paese di nascita e maturazione, dall\u2019ecosistema biologico e culturale nel quale sono divenuti senzienti e in vario modo agentivi nella vita. Noi sapiens siamo tutti individui figli di migrazioni, cambi di residenza o ecosistema. Incontri nuovi e incroci fanno parte del patrimonio genetico di ognuno, tutti a proprio modo riprodottici come migranti e meticci.<\/p>\n<p>Ormai si \u00e8 per\u00f2 diffusa una certa paura a considerare positivamente le migrazioni del passato e soprattutto del presente, abbiamo scordato molto delle nostre origini e rifiutiamo di vedere qualcosa del nostro futuro. Certo, anche in questo scorcio di dicembre 2023 ci saranno messaggi ufficiali degli organismi internazionali, del papa e dei capi di altre confessioni religiose, di alcuni rappresentati di Stato sensibili, troverete qualche articolo e commento di parte degli organi di informazione, forse la sottolineatura di qualche riflessione aggiornata. Ma la libert\u00e0 di migrare \u00e8 perlopi\u00f9 misconosciuta nei paesi ricchi e il diritto di restare rivendicato soltanto per impedire di partire, non per contrastare discriminazioni e oppressioni. Chi intende o deve migrare crea timore altrove, gi\u00e0 prima della partenza ed emigrazione dalla sua residenza, ancor pi\u00f9 dopo i transiti o l\u2019arrivo con relativa immigrazione.<\/p>\n<p>Le migrazioni forzate indicano emigrazioni obbligate a prescindere da dove poi la fuga giunge. Vi \u00e8, fra i migranti attualmente immigrati altrove, chi non ha avuto alcun margine di scelta nell\u2019emigrazione, \u00e8 dovuto fuggire dalla propria terra per ragioni di forza maggiore. Sono una piccola percentuale del totale ma a loro \u00e8 da sempre connesso un diritto d\u2019asilo se e quando superano il confine del paese d\u2019originaria appartenenza (qualunque sia la causa, esplicitano molte costituzioni). Per loro si pu\u00f2 parlare del riconoscimento di un doppio diritto: il diritto di restare, violato nel loro paese, e il diritto d\u2019asilo, da garantire altrove. Per gli altri migranti vale sempre il diritto di restare e, poi, la Dichiarazione Universale dei Diritti umani prevede di libert\u00e0 di poter migrare, un certo grado di scelta di emigrazione, acquisendone innanzitutto la capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Non a caso, nel 2020 furono individuate due giornate differenti di memoria e consapevolezza e nei venti anni successivi sono stati negoziati due differenti Global Compact, convenzioni dell\u2019Onu giuridicamente rilevanti per i due separati diritti dei rifugiati da una parte e per il diritto e le libert\u00e0 dell\u2019insieme dei migranti dall\u2019altra (era nota l\u2019opinione delle forze politiche italiane nel 2018 sui due patti, non \u00e8 nota l\u2019opinione del governo in carica da 14 mesi). Il fatto \u00e8 che nessuno contabilizza le migrazioni forzate, quelli che diventano Refugees dopo aver chiesto asilo sono solo una parte degli emigranti fuggitivi (profughi). Vale anche per l\u2019immigrazione cosiddetta irregolare in Europa e nel nostro paese, in Italia. Parliamo solo del fenomeno che determina pi\u00f9 clamore mediatico e politico, gli sbarchi.<\/p>\n<p>Dall\u2019inizio dell\u2019anno fino al 14 dicembre 2023, secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni, le persone migranti \u201cirregolarmente\u201d sbarcate sulle coste italiane risultano finora 153.407 (circa 340 in pi\u00f9 rispetto alla settimana precedente). Di questi, sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco, 18.164 sono di nazionalit\u00e0 guineana (12%, numeri stabili da parecchio); gli altri provengono da Tunisia (17.087, 11%), Costa d\u2019Avorio (15.973, 10%), Bangladesh (12.122, 8%), Egitto (11.066, 7%), Siria (9.503, 6%), Burkina Faso (8.410, 6%), Pakistan (7.639, 5%), Mali (5.883, 4%), Sudan (5.829, 4%), una quota significativa pertanto quelli di paesi asiatici e una minoranza, dunque, quelli di paesi nordafricani, a cui si aggiungono 41.731 sapiens (ben il 27%) provenienti da altri Stati o per i quali \u00e8 ancora in corso la procedura di identificazione. Non si sa quanti di loro hanno chiesto subito asilo e, soprattutto, non si tratta, ovviamente, di tutti gli arrivi di immigrati in Italia, non essendo contemplati gli ingressi \u201cirregolari\u201d via terra (non dal Sud conseguentemente), gli ingressi regolari via mare e via terra, i corridoi umanitari e altre evenienze, ulteriore segnale che sono proprio le \u201cregole\u201d a essere discutibili per affrontare seriamente qualit\u00e0 e quantit\u00e0 del fenomeno migratorio contemporaneo.<\/p>\n<p>Nel 2023 gli sbarchi sono aumentati rispetto agli anni precedenti, di molto. Abbiamo altre volte ricordato i numeri reali, pi\u00f9 indietro si va nel tempo (ai primi anni novanta e alla Puglia per esempio) pi\u00f9 quelle persone le scopriamo oggi inserite nel contesto civile della vita italiana (o europea), quasi sempre lavoratori e famiglie perbene, con versamenti regolari e tassi di criminalit\u00e0 inferiori alla media. Negli anni novanta, tuttavia, si avviano paura (perlopi\u00f9 immotivata, alla prova dei fatti) e cinico investimento politico e giornalistico sulle paure. Il dibattito istituzionale si concentra sulle norme per bloccare l\u2019immigrazione (con la legge del 2001 per esempio), tutti i partiti coinvolti, qualcuno all\u2019offensiva qualcuno sulla difensiva, ma non era ancora lo sbarco \u201cirregolare\u201d il mezzo principale di arrivo eventuale. I canali irregolari dipendono molto dalla regolarit\u00e0 possibile di altri accessi. Via mare immigrati continuarono ad arrivare prevalentemente dall\u2019Albania, circa 22 mila nel 1997, circa 50 mila nel 1999. Nel primo decennio del nuovo millennio la media fu meno di 20 mila arrivi annui, massimo 37 mila nel 2008, meno di 10 mila nel 2009, poco pi\u00f9 di 4 mila nel 2010. Il 2011 fu l\u2019anno di svolta e la Sicilia la regione pi\u00f9 coinvolta, per le note ragioni geopolitiche legate alle proteste nei regimi di vari paesi mediterranei africani: quasi 63.000 sbarchi nel 2011 (meno della met\u00e0 del 2023, comunque)!<\/p>\n<p>Dal 2011 gli sbarchi diventano complessivamente di pi\u00f9, molto dipende da quanto accade in varie aree dell\u2019Africa, dai cambiamenti climatici pure in Asia e dall\u2019incipiente crisi in Siria (siccit\u00e0, poi guerra dal 2013), le rotte del Mediterraneotornano il conclamato contingente pericoloso transito verso l\u2019Europa (per l\u2019ennesima volta nella storia di lungo periodo e in entrambe le direzioni). Ma non \u00e8 un\u2019accelerazione travolgente e massiccia, nel 2012 solo 13 mila sbarchi, nel drammatico 2013 appena 43 mila (terribile per la Siria e per il naufragio del 3 ottobre). Da allora le istituzioni dell\u2019Unione Europea in modo pi\u00f9 farraginoso e le istituzioni italiane in forme pi\u00f9 concitate fissano di continuo nuove \u201cregole\u201d, con provvedimenti contrastati e contraddittori per \u201cbloccare\u201d in qualche modo, senza riuscire a influire sui flussi, Va detto che i \u201cnumeri\u201d restano comunque assolutamente lontani da ogni barlume di invasione e compatibili con un continente e singoli paesi di centinaia e decine di milioni di cittadini, un forte bisogno di immigrazione regolare e significative quote di emigranti in altri continenti e paesi. Ribadiamo che poco si ragiona sul carattere asimmetrico e diacronico del fenomeno migratorio e sulla distinzione fra migrazioni forzate e migrazioni un poco pi\u00f9 libere, anche per questo \u00e8 giusto \u201ccelebrare\u201d il 18 dicembre una giornata di memoria e di consapevolezza sulle funzioni storicamente e geograficamente positive del migrare per i sapiens.<\/p>\n<p>Nel 2014 si raggiungono 170.100 sbarchi, ancora una volta in buona parte di persone partite dalla Siria e da Stati africani come l\u2019Eritrea; nel 2015 in Italia arrivano via mare 153.842 migranti; nel 2016 sono circa 181 mila gli sbarchi, molti dei quali dalla Nigeria; nel 2017 circa 119 mila (come si vede quest\u2019anno siamo ancora pi\u00f9 o meno l\u00ec). Dopo il discutibile accordo con la Libia, paese mai stabile e pacificato, dove imperversano bande criminali che trattengono forzatamente, taglieggiano e feriscono chi transita, nei due anni successivi gli sbarchi diminuiscono a 23.370 nel 2018 e a 11.471 (molti dei quali ora di nazionalit\u00e0 tunisina) nel 2019. Nel 2020 il Ministero degli Interni registra 34.154 arrivi via mare (gran parte dalla Tunisia, dove sono scoppiate nuove proteste contro la crisi economica e la corruzione della politica), nel 2021 circa 67 mila persone, molte anche di nazionalit\u00e0 egiziana e bengalese. L\u2019anno scorso, dal primo gennaio al 30 dicembre 2022 sono arrivate 104.061 persone, soprattutto fra marzo e agosto, i paesi di origine soprattutto e stabilmente Egitto, Tunisia, Bangladesh, Siria e Afghanistan.<\/p>\n<p>Come si vede, nel 2023 siamo molto oltre la media del trentennio, del ventennio, del decennio e del quinquennio, nonostante in tutti questi stessi periodi chi periodicamente pro tempore veniva eletto e governava prometteva e si autoattribuiva il potere di poter cambiare strutturalmente la dinamica dei flussi. Ogni singola norma cambiata ha prodotto certo qualche minuscolo cambiamento nei numeri apparenti in Italia (come le molecole che oscurano transitoriamente il risultato delle analisi biologiche del sangue) ma ha soprattutto peggiorato le condizioni e le aspettative di vita di chi era in cammino o in mare. Il 3 ottobre 2023 Save the Children ha diffuso alcuni dati in occasione del decennale di uno dei naufragi pi\u00f9 tragici della storia recente del Mediterraneo, morirono 368 persone, quasi tutte eritree, a pochi metri dalle coste di Lampedusa: risultano morti o dispersi solo nel Mediterraneo oltre 28.000 individui sapiens, mentre erano in viaggio alla ricerca di un futuro migliore, di questi ben 1.143 erano minori non accompagnati senza figure adulte di riferimento. In questo 2023 i minori morti o dispersi in mare sono molti pi\u00f9 di cento. E finora sono comunque arrivati in 15 mila, una percentuale sul totale degli arrivi cresciuta drasticamente rispetto al 2014.<\/p>\n<p>Visto che chi partecipa al dibattito politico istituzionale raramente vi presta attenzione, sono soprattutto giornalisti e artisti che sottolineano il dramma dell\u2019emigrazione, dei viaggi, dei transiti, vera grande questione irrisolta prima e pi\u00f9 delle questioni immigratorie. Sotto questo punto di vista, il Sahara e il Mediterraneo sono meno unici e cruciali rispetto ad altre lande e acque di confine, almeno quantitativamente, pur se da sempre crocevia di tanti popoli, religioni, continenti, percorsi. A titolo d\u2019esempio, il regista messicano premio Oscar Alejandro I\u00f1\u00e1rritu, dopo aver affrontato nei suoi film pi\u00f9 volte il tema delle migrazioni, ha prestato la propria a voce narrante nel 2017 a un\u2019istallazione che numerosi musei del mondo hanno ospitato dal titolo Carne y Arena, Carne e Sabbia, con l\u2019obiettivo di proiettare \u201cgli spettatori nella dura vita di un immigrato\u201d nell\u2019atto di attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti. E la sua ultima opera Bardo inizia con una ripresa aerea del deserto. Ha poi spiegato che esiste \u201cun grande equivoco quando si dipinge il migrante come un\u2019opportunista economico: attraversare un deserto o il mare con temperature di oltre 42 gradi mette a rischio la vita. Le ragioni di ognuno sono diverse e ogni storia ha motivazioni profonde\u201d. Del resto, anche Matteo Garrone con Io capitano ha compiuto una simile operazione.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del 18 dicembre in Europa e in Italia, prima e durante, ogni ora di ogni giorno, in ogni citt\u00e0 di ogni paese, anche nel 2023 si \u00e8 parlato di chi stava per emigrare o di annunciate immigrazioni. Dei singoli episodi e di molti eventi sono piene le cronache sugli organi di informazione. Molti governi si reggono o cadono su arzigogolati accordi legati al migrare (si vedano negli ultimissimi giorni la sentenza della Corte Costituzionale albanese che ha sospeso la procedura parlamentare del protocollo con l\u2019Italia, il nuovo progetto sul Rwanda del premier Sunak nel Regno Unito, la pesante crisi istituzionale in corso in Francia sulla legge per regolare l\u2019immigrazione, giusto per restare dalle nostre parti europee). Sar\u00e0 cos\u00ec pure nei prossimi decenni. E, probabilmente, le elezioni politiche tenderanno a far acquisire maggior consenso a chi promette di garantire veti e chiusure e strette e blocchi contro l\u2019immigrazione. Cos\u00ec va il mondo, di questi tempi, si celebri o meno una giornata delle migrazioni. Sono solo un poco rammaricato di garantire (pi\u00f9 che di prevedere) che di qui al 2050 i sapiens migranti vivi aumenteranno, di numero e in percentuale. E che non avremo fatto abbastanza perch\u00e9 ci\u00f2 possa e potr\u00e0 avvenire in pace internazionale e civile convivenza.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Valerio Calzolaio Il 18 dicembre 2000, ventitr\u00e9 anni fa, l\u2019Onu ha istituito sia la giornata mondiale del migrante che, in un altro giorno di ogni anno (il 20 giugno), la giornata mondiale del rifugiato. 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